Il mensile di informazione e approfondimento che
intende riunire culturalmente il nostro Paese nel pieno rispetto di tutte le sue tradizioni, vocazioni e ispirazioni ideologiche e politiche.
diretto da Vittorio Lussana
Area Riservata
21 Settembre 2019

Antonio Stango (Fidu): "Occorre dare nuova voce ai diritti umani in Mauritania"

di Valentina Spagnolo
Condividi
Antonio Stango (Fidu): "Occorre dare nuova voce ai diritti umani in Mauritania"

Si sono recentemente svolte le elezioni presidenziali mauritane che hanno avuto un esito da molti ritenuto alquanto scontato, dato che la minoranza arabo-berbera è riuscita a evitare solamente per un soffio il secondo turno di ballotaggio: qualche passo in avanti verso una democrazia effettiva e funzionante sembra tuttavia esser stato fatto

In Mauritania si sono tenute le tanto attese elezioni presidenziali: un ‘passaggio’ che la Fidu (Federazione italiana per i diritti umani, ndr) ha voluto seguire molto da vicino dopo le vicende di Biram Dah Abeid, il noto dissidente pacifista ‘nero’ incarcerato l’anno scorso sulla base di accuse piuttosto vaghe e poi rimesso in libertà nella notte di Capodanno del 2019. Questo oppositore africano, Biram Dah Abeid, ha infatti potuto sfidare il nuovo candidato presidente sostenuto dalla élite bianca al potere, l’ex ministro della difesa, Mohamed Ould Ghazouani, definito il ‘delfino’ del presidente uscente, Mohamed Abdel Aziz. A quanto pare, Biram ha ‘sfiorato’ la possibilità di andare al ballottaggio: un'eventualità che è stata respinta dalla nuova amministrazione insediatasi a Nouakchott, la quale è riuscita a vincere la consultazione già al primo turno, anche se solamente di un ‘soffio’. In ogni caso, la 'situazione mauritana' rimane al centro delle attenzioni della Fidu, poiché le discriminazioni che avvengono in questo particolare Paese discendono da antichi odi tribali tra la minoranza arabo-berbera e la grande maggioranza 'nera' della popolazione. Abbiamo dunque incontrato il presidente della Fidu, Antonio Stango, per riuscire ad avere un nuovo aggiornamento intorno alla situazione complessiva della Mauritania.  

Antonio Stango, la Fidu segue da tempo la situazione dei diritti umani in Mauritania e, recentemente, avete svolto una missione nel Paese in occasione delle elezioni presidenziali: pensa che con la nuova presidenza potranno esserci progressi, in particolare per i diritti delle minoranze?
“In Mauritania vige, di fatto, una separazione su base etnica. La schiavitù in forme quasi ancestrali, con le classi dominanti arabo-berbere, considerate tradizionalmente padrone delle vite della popolazione nera, è stata dichiarata illegale soltanto nel 1981, ma la minomauritania_blogger.jpgranza bianca continua a detenere tutti i ‘posti-chiave’ nell'apparato amministrativo, in quello della giustizia, nelle forze armate e di polizia, nel sistema bancario, mentre secondo autorevoli rapporti internazionali decine di migliaia di persone vivono ancora in condizioni di sostanziale schiavitù. Per questo, come Fidu, da anni sosteniamo la campagna abolizionista di Biram Dah Abeid, un leader nonviolento noto come il ‘Mandela mauritano’, più volte arrestato per le sue lotte politiche, ma eletto nel settembre scorso in Parlamento e principale candidato dell’opposizione alle elezioni presidenziali svoltesi il 22 giugno scorso. Il nostro monitoraggio si è svolto alla vigilia delle elezioni e, durante il voto, nella capitale: Nouakchott. Abbiamo potuto trascorrere molte ore con Biram e i suoi più stretti collaboratori. E quando lui si è recato a votare nel quartiere popolare in cui abita, siamo stati testimoni dello straordinario entusiasmo che lo circondava tra la popolazione nera. Tuttavia, il giorno dopo le elezioni, prima che lo spoglio fosse concluso, il candidato governativo, il generale ed ex ministro della Difesa, Mohamed Ould Ghazouani, definito il ‘delfino’ del presidente uscente, Mohamed Abdel Aziz, si è proclamato vincitore, suscitando immediate proteste popolari e la denuncia di brogli da parte di Biram e degli altri tre candidati dell’opposizione. Infatti, se il suo risultato, in seguito dichiarato ufficialmente del 52 per cento, fosse stato inferiore al 50 per cento, si sarebbe dovuto tenere un ballottaggio tra i due candidati più votati. E ciò avrebbe potuto favorire Biram, giunto secondo. La repressione delle manifestazioni è stata durissima, con centinaia di fermi e pestaggi, mentre frequentemente venivano interrotte le comunicazioni via internet. È da notare che la popolazione nera o mista, di varie etnie, non araba o berbera, costituisce circa i due terzi dei poco più di tre milioni e mezzo di abitanti del Paese, vasto più di tre volte l’Italia, ma in gran parte desertico. Moltissimi neri, però, non sono iscritti nelle liste elettorali e, spesso, i nati da schiavi non vengono neppure registrati all’anagrafe. Sono inoltre frequenti gli arresti arbitrari, le torture dei detenuti, le intimidazioni degli oppositori e le chiusure di associazioni non governative. In questa situazione, è improbabile che si assista, nel breve periodo, a cambiamenti radicali. Tuttavia, noto due elementi positivi: il generale Mohamed Ould Abdel Aziz, presidente fino al 1° agosto, era salito al potere nel 2008 con un colpo di Stato; fu poi confermato alla presidenza con le elezioni nel 2009 e rieletto al primo turno nel 2014, ufficialmente con l'82 per cento dei voti, in elezioni palesemente prive di garanzie democratiche. Con la decisione di non ricandidarsi, Aziz ha tuttavia rispettato, almeno formalmente, il limite dei due mandati fissato dalla Costituzione mauritana, anche se il nuovo presidente è stato da lui proposto e si pone Vale_in_conferenza_stampa.jpgin piena continuità con la sua linea politica. L’altro elemento positivo è che molte più persone delle minoranze emarginate sono riuscite a registrarsi per esercitare il diritto di voto, cosa che ha consentito un notevole risultato per le opposizioni, nonostante l’evidente disparità di mezzi fra queste e il partito al potere”.

Quali sono le problematiche relative alle minoranze religiose?
“Secondo le statistiche, la popolazione della Mauritania segue l’islam per oltre il 99 per cento, con piccole comunità cristiane. Tuttavia, per una tradizione locale - estranea al Corano, anche se riportata in alcuni testi religiosi - i neri, pur essendo musulmani, dovrebbero scontare una sorta di peccato originale e servire i bianchi. Chi si oppone a questo può essere accusato di blasfemia, com’è accaduto qualche anno fa allo stesso Biram, per essere condannato a morte, anche se nel Paese le esecuzioni non avvengono dal 1987 per una sorta di moratoria di fatto. Per apostasia, nel 2014, era stata comminata la pena di morte, poi commutata in appello a due anni di detenzione, anche al blogger, ora trentaseienne, Mohamed Cheikh Ould Mkheïtir, liberato solo il 29 luglio scorso dopo avere scontato cinque anni, tra prigione e arresti domiciliari, in un luogo tenuto segreto, per sottrarlo a un possibile linciaggio. Secondo le nostre informazioni, ora si trova in Senegal”.

Cosa potrebbe fare l’Europa per contribuire a un miglioramento della situazione dei diritti umani in Mauritania?
“L’Unione europea ha stanziato, quest’anno, 25 milioni di euro per lo sviluppo della Mauritania, il miglioramento della sua gestione finanziaria pubblica e la sua sicurezza in relazione alla migrazione illegale. A questo si aggiungono gli aiuti della Francia e di altri Paesi. L'Italia stessa ha finanziato piccoli progetti per la sicurezza alimentare e la produttività agricola. Anche sulla base di questo, sia l’Italia, sia l’Unione europea e gli altri suoi Stati membri dovrebbero insistere nel chiedere con forza al governo mauritano di far cessare le discriminazioni, le persistenti forme di schiavitù e gli arresti arbitrari. Parallelamente, si dovrebbero attuare dei seri programmi di controllo contro la corruzione e, sulla base degli auspicabili progressi, aumentare in misura considerevole gli aiuti allo sviluppo, necessari per un Paese che resta fra i più poveri dell’Africa. È molto meglio che sia l’Europa a farlo anziché la Cina, che sta con tutta evidenza, ormai da anni, puntando a una forma di nuova colonizzazione di gran parte dell’Africa. Intanto, noi continuiamo a sostenere Biram e il suo movimento nella lotta democratica e nonviolenta per i diritti umani e le libertà civili. E ci auguriamo che siano sempre più numerosi coloro che vorranno aiutarci in questa campagna”.


Stango.jpg

NELLA FOTO QUI SOPRA: IL PRESIDENTE DELLA FIDU, ANTONIO STANGO

AL CENTRO: LA NOSTRA INVIATA, VALENTINA SPAGNOLO, DURANTE LA CONFERENZA STAMPA

SOPRA: IL BLOGGER MOHAMED CHEICK OULD MKHETIR

IN ALTRO A DESTRA: IL LEADER NERO BIRAM DAH ABEID

 

Salva


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
EDITORE: Compact edizioni divisione di Phoenix associazione culturale