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26 Luglio 2026

Disclosure Day

di Matteo Pasini
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Disclosure Day

Il grande ritorno di Steven Spielberg alla fantascienza è un ottimo thriller che indaga l’interiorità dell’animo umano e ribadisce la fede del regista nelle immagini  
 

Quante volte siamo stati attanagliati dal dubbio? Quante volte ci siamo posti domande insormontabili senza trovare risposta? Chi siamo? Da dove veniamo? Qual è il nostro posto in questo piccolo grande pianeta che, se visto da un telescopio a milioni di chilometri di distanza, appare come un minuscolo puntino blu in una vastità inquantificabile di nero? Ecco, secondo Steven Spielberg, la verità non solo esiste, ma è tangibile, visibile, percepibile. E va cercata innanzitutto dentro noi stessi. Questo è, nella sua essenza più pura, 'Disclosure Day', in sala dal 10 giugno scorso. Non solo il ritorno alla fantascienza di un Maestro del cinema che ha rivoluzionato il genere e l’ha fatto suo, ma un viaggio nell’interiorità umana più profonda, che una volta raggiunta genera stupore, meraviglia, commozione.

In un contesto geopolitico - profetico? - sull’orlo della terza guerra mondiale, Daniel Kellner (Josh O’Connor) ha ben altri problemi: ex informatico di un’organizzazione governativa segreta chiamata Wardex Corporation, ha appena rubato dagli archivi di quest’ultima un’enorme quantità di files che provano la presenza di vite aliene sulla Terra. Aiutato da Hugo Wakefield (Colman Domingo) a sopravvivere agli uomini del capo della Wardex, Noah Scanlon (Colin Firth), il suo obiettivo è rendere pubblici tutti i documenti e lasciare che sia il mondo a decidere come reagire alla sconvolgente rivelazione. Per farlo, Daniel dovrà collaborare con Margaret Fairchild (Emily Blunt), una meteorologa televisiva che all’improvviso ha sbloccato delle latenti abilità psichiche ed è in grado di percepire pensieri, emozioni e ricordi di chiunque incontri.
 
Nella filmografia 'spielberghiana', gli extraterrestri hanno sempre assunto forme diverse. Bellicosi e ostili ne 'La guerra dei mondi'; amichevoli, timidi e sperduti in 'E. T. - L’extraterrestre'; pacifici e studiosi in 'Incontri ravvicinati del terzo tipo'. Proprio da quest’ultima pellicola, il regista sembra voler riprendere il design delle creature, in tutto e per tutto simili allo stereotipo più classico a cui siamo abituati ad associarli (per intenderci, l’emoji di WhatsApp). Non è un caso: in 'Disclosure Day', infatti, l’alieno in sé e per sé interessa a Spielberg fino a un certo punto, così come la componente più prettamente 'sci-fi' del racconto. Piuttosto, preferisce ragionare sulle conseguenze dell’atto anarchico voluto dai protagonisti e sulle sue implicazioni morali e religiose: siamo ancora il Popolo Eletto? Come si concilia l’esistenza di vite non terrestri con la fede e la Bibbia? Cosa vedremo quando ci osserveremo allo specchio, dopo una tale scoperta?
 
Le riMeritiamo_di_sapere.jpgsposte, ci dice Spielberg, le custodiamo noi. Più volte, nel corso del film, il personaggio di Emily Blunt - forse al ruolo e all’interpretazione migliori della sua carriera - rivelerà, come un profeta, verità nascoste a coloro che la ostacolano. I quali si fermeranno di colpo, attoniti e increduli, in presenza del proprio inconscio che si srotola davanti ai loro occhi. Tuttavia Margaret non dice mai nulla di veramente nuovo: lascia che vengano allo scoperto le parti più intime e segrete dell’animo umano. Ma quelle parti, seppellite sotto strati e strati di menzogne autoinflitte, esistono già. E infatti, l’ultima parola da lei pronunciata - che coincide anche con la battuta finale del film - è: “Listen…”, volutamente lasciata in sospeso. Un invito a guardarsi dentro, ad ascoltare prima di tutto la nostra voce interiore.
 
Certo, la sceneggiatura scritta da David Koepp - storico collaboratore del regista dai tempi di 'Jurassic Park' - non è priva di dubbi e piccole incoerenze qua e là. Eppure, 'Disclosure Day' ha una grazia formale e una complessità ideologica tali da poter soprassedere a molte delle incertezze. E' un film emozionante e coinvolgente, fatto di connessioni, di inseguimenti, di scene action al cardiopalma, di grandi performance attoriali - Blunt, ma anche Josh O’Connor, Colin Firth e un Colman Domingo sempre più versatile - e di suggestive musiche firmate dall’immortale John Williams. Un ottimo thriller, che si pone interrogativi sul ruolo delle istituzioni governative nel mantenere segreti alla popolazione civile - qualcuno ha richiamato gli 'Epstein Files'? - e girato con la solita, sublime abilità di Spielberg di costruire un mondo e di catturare il pubblico al suo interno.

Sotto a tutto questo, però, 'Disclosure Day' è in realtà un’opera profondamente spirituale. Non in senso religioso, ma nella sacralità con cui tratta le immagini e il loro potere di cambiare radicalmente la nostra percezione della realtà. Come nel precedente - e meraviglioso - 'The Fablemans', quando il protagonista scopre la relazione segreta della madre montando una serie di riprese fatte durante una vacanza. Qui, in particolare negli ultimi, straordinari, minuti del film, non ci sono dubbi sull’autenticità dei video rubati. Non esistono effetti speciali, computer grafica o intelligenza artificiale che tengano: quei piccoli e bizzarri corpi morti, torturati, sezionati in nome della ricerca scientifica, sono inconfutabilmente reali. La fede nelle immagini, in altre parole, per Spielberg rimane intatta. E dunque lo è anche, di riflesso, l’amore nei confronti della sua passione più grande, che di nuovo emerge in tutta la sua bellezza: il cinema.

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Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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