Dario Argento, horror e non solo: l’alta tensione che ha fatto scuola per la ricerca di una nuova forma estetica del terrore, dal montaggio alla scenografia, dalla violenza degli stacchi al disorientamento claustrofobico delle inquadrature, dall’architettura alienante degli esterni all’ambiguità visiva dei personaggi
Quinto appuntamento con la una rubrica di analisi cinematografica: 'I grandi maestri '. Non poteva mancare un regista italiano, Dario Argento, maestro del cinema thriller e dell'horror italiano. La sua filmografia è divisa in periodi:
1) 'La trilogia degli animali', con i tre 'gialli' intitolati, rispettivamente, 'L'uccello dalle piume di cristallo' (1970); 'Il gatto a nove code' (1971); '4 mosche di velluto grigio' (1971); 2) Il periodo d’oro: il giallo psicologico e l’horror visionario (1975–1987), composto da 'Profondo rosso' (1975); 'Suspiria' (1977); 'Inferno' (1980); 'Tenebre' (1982); 'Phenomena' (1985); 'Opera' (1987); 3) il periodo di transizione o di sperimentazione (1993–2001), con le pellicole: 'Trauma' (1993); 'La sindrome di Stendhal' (1996); 'Il fantasma dell’Opera' (1998), 'Non ho sonno' (Sleepless) (2001); 4) L'ultima fase (2004 a oggi), con: 'Il cartaio' (2004); 'Ti piace Hitchcock?' (2005, film Tv); 'La terza madre' (2007) a chiusura della Trilogia delle Tre Madri; 'Giallo' (2009); 'Dracula 3d' (2012); 'Occhiali neri' (Dark Glasses) (2022).
Dario Argento è fra gli italiani più celebri nel mondo. Spesso invitato a retrospettive o convegni in suo onore (Stati Uniti, Sud America, Russia, Corea, Cina e Giappone) ha diretto attori italiani, tra i quali: Gabriele Lavia (già talento cristallino in 'Profondo Rosso', ndr), Daria Nicolodi (grande protagonista dei suoi film ed ex moglie, ndr), sua figlia Asia Argento
('Trauma'; 'La sindrome di Stendhal'; 'Il fantasma dell’Opera') e stranieri, come Karl Malden ('Il gatto a nove code'); Jennifer Connelly (giovane protagonista di 'Phenomena'); David Hemmings ('Profondo Rosso'); Philippe Leroy (Il cartaio). Figlio della fotografa e ritrattista delle dive, Elda Luxardo e di Salvatore Argento, che di mestiere promuoveva il cinema italiano all’estero, Dario è cresciuto frequentando i grandi maestri del cinema italiano, come Federico Fellini, Luchino Visconti ed Elio Petri.
Dall’infanzia agli esordi
In un'intervista al 'Corriere della Sera' del 9 febbraio 2019, il grande Dario Argento rispose così alla domanda su quale fosse il suo primo ricordo da bambino: "Forse Amleto in teatro, a quattro anni. Quando vidi il fantasma del padre, mi prese un’emozione enorme. Mamma sostiene che ebbi le convulsioni. E poi, intorno agli 11 anni, una malattia mi tenne a letto per mesi, ricordo che lessi tutti i libri della biblioteca di mio padre, tutto William Shakespeare, Cyrano de Bergerac, fino all’incontro con Edgar Allan Poe. Fu lì che mi venne la passione per i racconti inquietanti".
Non solo regista: la parentesi a 'Paese Sera'
Sempre intervistato dal 'Corsera' riguardo ai suoi anni trascorsi presso il glorioso quotidiano 'Paese Sera', ha dichiarato: "Mi affascinava stare solo con la macchina da scrivere. Ero timido e solitario, il set mi sembrava un luogo disdicevole, con troppa gente e troppa confusione. Il passaggio avvenne quando Sergio Leone mi chiese di lavorare sul soggetto di 'C’era una volta il West' con un altro giovane, che era Bernardo Bertolucci. Scrivemmo per due mesi e fu bellissimo. Dissi a papà che avrei fatto lo sceneggiatore".
'L'ucc
ello dalle piume di cristallo' (1970): debutto e primo film della 'Trilogia degli animali'
Il debutto di Argento con 'L'uccello dalle piume di cristallo' (1970) fu impreziosito sia dalla collaborazione con Vittorio Storaro, maestro della fotografia mondiale, sia da quella con il maestro, Ennio Morricone.
Il progenitore: Mario Bava
Il regista Mario Bava debuttò con il film 'La maschera del demonio' (1960) appartenente al filone 'horror gotico' che sarà molto caro a Dario Argento. Poi girò 'Sei donne per l’assassino' (1964); primo vero giallo all’italiana. Il killer guantato, i manichini di moda e il sadismo anticiparono tutti i 'topoi' di Dario Argento. Il grande ispiratore, Mario Bava, faceva largo uso di specchi, vetri, ombre, fluidi e sovrapposizioni, usando colori vividi e innaturali (soprattutto dal periodo a colori in poi, ndr). Dario Argento ne riprese la grammatica visiva nell'uso del colore, creando una propria sintassi cinematografica.
Il nuovo cinema horror di Argento
Nel cinema di Argento, la ricerca di una nuova forma estetica del terrore è costante e articolata: dal montaggio alla scenografia, dalla violenza degli 'stacchi' al disorientamento claustrofobico delle inquadrature, dall’architettura alienante degli esterni all’ambiguità visiva dei personaggi. Tutto il cinema horror del regista infonde un profondo stato di incertezza in chi guarda, ma anche di forte tipicità, di rigore stilistico, spingendosi oltre quei confini tracciati dai suoi predecessori.
L’uso del montaggio come meccanismo a orologeria
Dario Argento, soprattutto nel periodo che va dal 1970 al 1987, fece un uso magistrale del montaggio, rendendo le narrazioni filmiche veri e propri meccanismi a orologeria: le scene di aggressione sono improvvise, spesso accompagnate da suoni striduli o una musica inquietante. Il ritmo è tale da creare un 'corpus' complesso, ma fluido.
La sc
enografia del crimine: un’opera barocca
Nella filmografia di Argento, le scene del crimine sono allestiste con grande cura: la scenografia del crimine è una vera opera 'barocca', ricca di particolari e di elementi plastici, visivamente curatissimi.
L’inquadratura degli oggetti a tutto schermo e il punto di vista del killer nella filmografia 'argentiana'
L’inquadratura degli oggetti a tutto schermo, come serrature, chiavistelli, congegni che scattano, crea sempre un effetto angosciante, perché 'posizionata' in segmenti narrativi che anticipano la scena di un delitto. Lo spettatore, 'subendo' l’uso sfrenato e ossessivo della macchina da presa in 'soggettiva' dell’assassino, assiste 'impotente' al destino delle vittime.
Suoni rassicuranti e, al contempo, spaventosi
'Profondo rosso' è il film per antonomasia, dove un suono rassicurante (la voce 'cantilenante' infantile) viene associato a un delitto. La stessa colonna sonora dei Goblin mescola suoni dolci con rumori disturbanti. Spesso i suoni anticipano o seguono l’azione, creando un effetto straniante: non capisci se qualcosa sta per accadere o è già accaduto da tempo.
L’influenza della cinematografia di Argento
Il cinema di Argento ha ispirato registi come De Palma e Tarantino, ma anche il genere 'slasher', del quale sono precursori: 'Peeping Tom' (1960) di Michael Powell e 'Bay of Blood' (1971) di Mario Bava.
