Noto nel panorama letterario per la sua ‘verve’ scherzosa, il grande poeta romano ci ha lasciato una poesia speciale, che colpisce per la grande attualità

Trilussa, pseudonimo di Carlo Alberto Salustri, è stato un grande rappresentante della poesia romanesca. Noto nel panorama letterario per la sua 'verve' scherzosa, ci ha lasciato una poesia speciale, 'Er presepio', che colpisce dritta al cuore per la sua grande attualità. Indipendentemente dalla religione professata, 'Er presepio' rappresenta una riflessione universale sul rispetto del più debole, sulla centralità e dignità della persona, sulla compassione, sulla solidarietà e sul vivere in armonia. Il poeta, narrando del presepio, simbolo per eccellenza del Natale cristiano, invita alla riflessione sui valori dell’amore, sentimento universale decantato in tutto il mondo: un amore che non crea odio e divisioni, ma simboleggia un mondo nuovo, dove le persone possano vivere in armonia e in pace: quella pace che tutti ci auguriamo con la fine dei conflitti nelle varie parti del mondo. Trilussa, nel suo componimento, fa parlare il Cristo, il quale afferma l’inutilità di un presepio sfarzoso se poi non si crede in quel simbolo. Le persone preparano il presepe con ricche decorazioni, che sono solo 'cianfrusaglie' se si è indifferenti e privi di amore. Il dialetto romanesco da lui usato era la voce del popolo: un linguaggio semplice, quello dei poveri e degli emarginati, che proprio per la sua schiettezza è riuscito a raggiungere tutti e a restare impresso nella mente, specialmente con la magnifica interpretazione del grande Gigi Proietti, che non solo ha contribuito a far conoscere q
uesto sonetto ma, ha commosso e continua a commuovere chiunque l’ascolti: “Ve ringrazio de core, brava gente/pè ‘sti presepi che me preparate/ma che li fate a fa? Si poi v’odiate/e si de st’amore nun capite gnente?/Pé st’amore so nato e ce so morto/da secoli lo spargo da la croce/ma la parola mia pare ‘na voce/sperduta ner deserto senza ascolto./La gente fa er presepe e nun me sente/cerca sempre de fallo più sfarzoso/però cià er core freddo e indifferente/e nun capisce che senza l’amore/è cianfrusaja che nun cià valore”.