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23 Settembre 2017

La crusca del diavolo

di Clelia Moscariello, Gaetano Massimo Macrì, Carla De Leo
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La crusca del diavolo

800 mila ragazzini tra i 10 ed i 17 anni giocano d'azzardo: un fenomeno in continua crescita che sta facendo aumentare i casi di ludopatia (vera e propria dipendenza). Un vizio ‘rovina-famiglie’ con enormi ricadute sociali che sta portando molti soggetti alla deriva economica

Basta con le slot: era il titolo dello spot della campagna promossa dalla trasmissione televisiva ‘Le Iene’ di Italia 1 con la partecipazione di 7 sindaci. Grazie alle liberalizzazioni oggi è sempre più semplice aprire una sala giochi dove un negozio chiude. Pertanto, i primi cittadini si chiedono, nello spot: “Ci sono persone che si giocano tutto quello che hanno. E se noi ci giocassimo il Duomo di Milano? Se ci giocassimo l’Arena di Verona? (...)Ti giocheresti la cosa più preziosa che hai? Ogni giorno, sotto casa tua, c'è una nuova sala slot. Non fa bene a nessuno. (...) È soltanto un segno di inciviltà. Basta con le slot. Riprendiamoci le nostre città”. Dal 2002 le slot machine sono legali in Italia. Intanto, tra ‘Gratta e vinci’, slot,  Lotto, Superenalotto e scommesse varie, gli italiani sono sempre più dipendenti dal gioco. E si stima che circa 700 mila persone soffrano di ‘ludopatia’, la percentuale di chi ha giocato almeno una volta (Lotto, Superenalotto, poker on line, ‘Gratta e Vinci’) sarebbe passata  dal 42 al 47% solo dal 2008 al 2011. per lo più il fenomeno riguarda il centro-sud, in particolare persone disoccupate o inoccupate con un basso livello di istruzione. Tuttavia, oggi a tentare la sorte e ad essere a rischio sono anche le donne in età adulta e gli adolescenti. Ci ritroviamo, insomma, con circa 19 milioni di scommettitori e 3 milioni a rischio ‘ludopatia’, mentre un milione si è già ufficialmente ammalato secondo gli ultimi dati dello studio Ipsad  dell'Istituto di Fisiologia clinica del Cnr di Pisa. Mentre lo Stato continua a pubblicizzare il gioco, coloro che ne sono divenuti dipendenti sono lievitati nel corso degli anni e, nell’attuale contesto di crisi economica, il fenomeno è ancor più pericoloso. Pur sapendo che la dimensione ludica resta fondamentale per l’essere umano, conosciamo veramente la ludopatia? Ne soffre il 3% della popolazione adulta, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Siamo in grado di affrontare questo nuovo allarme sociale? Le direzioni sanitarie locali sono in grado di affrontare questa patologia? Lo abbiamo chiesto al dott. Gaetano Morrone, psicologo, mediatore, assistente sociale, dipendente dalla Asl Napoli 1 e giudice onorario presso il Tribunale per i minori di Napoli.
 
Dottor Morrone, cosa  si intende per  ludopatia?
“Per ludopatia si intende una forma di dipendenza patologia dal gioco. Spesso si usa il termine addiction per identificare diverse forme di dipendenza, non necessariamente da un sostanza, ma  una dipendenza da qualcosa: dal gioco, dal sesso, dall'acquisto, da Internet. L’addiction è caratterizzata da un comportamento compulsivo e da un desiderio forte di assumere una sostanza oppure un determinato tipo di comportamento. La ludopatia è una delle tante forme di dipendenza. Il termine addiction sta ad indicare un comportamento di abuso, un intenso coinvolgimento nella ricerca e nell’impiego dei sostanze, o di assumere un determinato comportamento, una ricerca estrema, compulsiva e ossessiva del gioco d’azzardo in questo caso, e da un'alta tendenza alla ricaduta dopo l'interruzione”.

Quali sono le cause?
“Esistono diverse ipotesi”.

Come inizia la dipendenza?
“La dipendenza inizia quando non esiste più libertà di scelta dal comportamento, se non esiste opzione di scelta qualunque tipo di comportamento diventa patologico. La dipendenza è una risposta rigida/obbligata ad uno stimolo. Si inizia ad essere dipendenti da qualcosa quando il comportamento non è più libero, anche se inizialmente si sceglie di assumere un comportamento o una sostanza e si prova piacere, gradualmente nel momento in cui aumenta la dipendenza paradossalmente diminuisce il piacere. Il giocatore patologico non trova più il piacere iniziale”.

Perché alcuni riescono a interrompere più facilmente un circuito di dipendenza e altri no? Da cosa dipende?
“Le forme di dipendenza nascono da uno scarso controllo degli impulsi. Alcune persone riescono a smettere perché hanno una capacità maggiore di elaborare gli stimoli che agiscono su di noi, una capacità mentale elevata rispetto ad altri, e riescono meglio a controllare gli impulsi, compreso il comportamento che lo stesso cervello produce, chiaramente molto dipende anche  dagli aspetti cerebrali di base. In modo sintetico si potrebbe dire che c'è la necessità di integrare il livello psico-sociale  con i risultati della recenti ricerche biologiche e neurochimiche”.

Esiste un rapporto tra dipendenza dal gioco e crisi e economica?
“Dal mio punto di vista, in generale la dipendenza e il comportamento compulsivo non trovano un’unica spiegazione nella definizione di patologia in senso medico stretto. Una ricerca condotta sulla guerra del Vietnam ha analizzato nel tempo il modo in cui si comportavano i reduci di guerra che avevano fatto uso di  stupefacenti. Esisteva una varietà di comportamenti che non poteva essere compresa analizzando soltanto aspetti clinici o solo aspetti biologici. La dipendenza è un fenomeno più complesso che coinvolge anche gli stimoli che provengono dall'esterno e dall'ambiente, i quali  con tutti i loro correlati simbolici contribuiscono a crearla o acuirla. La crisi economica è un fortissimo stimolo. Non possiamo dimenticare però che esiste una predisposizione genetica ad un determinato tipo di dipendenza che ha come presupposto una forma soddisfacimento di determinati circuiti del cervello. Il modo in cui si riesce a controllare la dipendenza dipende da tanti fattori, la predisposizione caratteriale, la struttura di personalità, la storia personale. Proprio in questi giorni sto seguendo una persona affetta da ludopatia, in lui ho constatato una immaturità psico-affettiva. In questi casi uno stimolo attecchisce molto più facilmente, l'ambiente, quindi ha una maggiore incidenza nel creare, in questi soggetti, la dipendenza dal gioco”.

Cosa potrebbe fare il Governo a tal proposito?  
“Io credo che il Governo potrebbe fare una scelta di tipo etico, scelta che non ha mai effettuato rispetto al tabacco, all’alcol e, in questo momento, al gioco. Infatti, lo Stato ha generato gli stimoli economici e politici per agire e investire in questo campo, ha creato la dipendenza e oggi si accorge non ha gli strumenti organizzativi, né scientifici, né di controllo,  per combatterla. La stessa scienza non ha la capacità di curarla e non ha, in questo momento, nessuna certezza di controllare gli effetti di una  dipendenza. Il Governo, secondo un meccanismo perverso, ha favorito la patologia e, oggi, finge di curarla”.

Lei consiglia di vietare le slot machine?
“Sì, sicuramente. Se una persona ha una predisposizione a una dipendenza, quella stessa dipendenza potrebbe agire anche in altri campi, per esempio in quello affettivo. Un ambiente ricco di stimoli negativi favorisce la dipendenza da gioco, alimentando un circolo vizioso anche sul terreno dei rapporti sociali”.

Quali sono i danni che crea la ludopatia?
“La dipendenza da gioco crea innanzitutto danni economici alla persona,  che non sono facilmente controllabili. Inoltre, la cosa possiede ricadute sociali, familiari, distrugge le relazioni, la struttura familiare stessa, soprattutto se ci sono dei figli: che ne sarà di questi ultimi se una persona è gravemente affetta da ludopatia?”.

Un ludopatico nuoce esclusivamente a se stesso, oppure anche ad altri?
“La dipendenza dal gioco può diventare, in circostanze particolari, dipendenza  economica da chi gestisce il denaro. Se aggiungiamo il fatto che un ludopatico potrebbe dipendere economicamente da un’altra persona, ciò nuoce a se stesso, ma può avere conseguenze anche sugli altri, innescando un meccanismo, un altro tipo di circuito di dipendenza, in cui si può pensare di optare, a causa del bisogno di denaro, per scelte di tipo criminale. Gli effetti, in tal caso, possono essere distruttivi ad ampio raggio…”.

Come si  può combattere la ludopatia?
“Una persona consapevole ha già fatto un passo avanti. Alcuni lo sono, ma non riescono a uscirne comunque, mentre ci sono persone che non sono affatto coscienti della propria condizione. Allo stato attuale esistono dei servizi, percorsi specifici  presso le Asl per persone affette da ludopatia. Personalmente, consiglio un’attività di gruppo allorquando sussistono le caratteristiche psicologiche per sostenere questo tipo di terapia. A ogni modo, nel caso delle dipendenze ritengo opportuno sottoporsi a una terapia di tipo cognitivo- comportamentale. Inoltre, sia nelle patologie psichiatriche gravi che nei casi di dipendenze non si può escludere la famiglia dalla terapia, poiché gli effetti sul nucleo familiare sono intensi e coinvolgenti. Sarebbe dunque indicata, oltre alle cure già citate, una terapia familiare: quella individuale può non bastare e, tenendo presente che un giocatore d’azzardo può persino attirare la famiglia in un circuito pericoloso, non si può non prevedere un trattamento familiare”.

All'interno del dossier:

Ludopatia / La testimonianza di un giocatore cronico
Andrea e quella necessità di ‘sbancare’ per tornare a vivere
di Gaetano Massimo Macrì

I gestori si difendono: “Non siamo criminali
di Carla De Leo

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Questo articolo è tratto dal numero 6 di Periodico italiano magazine versione sfogliabile

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