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19 Ottobre 2019

Marinaleda, il paradiso sovvenzionato

di Cinzia Salluzzo Rovituso
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Marinaleda, il paradiso sovvenzionato

Marinaleda si trova in provincia di Siviglia, nella regione spagnola dell'Andalusia. Si tratta di un 'pueblo', come dicono gli spagnoli, con un'estensione di 28,8 kmq e una popolazione di 2778 abitanti. La sua economia è basata sull’agricoltura, le sue specialità vengono esportate in tutta la penisola iberica e alcune di queste sono prodotte da cooperative create dagli stessi abitanti. È definito un "paese comunista", guidato da trent’anni da un sindaco, Juan Manuel Sánchez Gordillo, che è anche deputato dell’Andalusia e rappresentante del Partito comunista spagnolo 'Izquierda Unida', protagonista nei mesi di agosto dell’assalto del 'Mercadona' per distribuire cibo alle persone bisognose. La storia di Marinaleda inizia nel 1977, quando viene fondato il 'Sindacado obreros del campo', che inizia una dura lotta per la distribuziuone della terra con scioperi della fame e occupazioni di grandi appezzamenti appartenenti a Humoso, un’aristocratico del luogo. Dal 1984 al 1997, tali appezzamenti vengono ceduti agli abitanti di Marinaleda, che ne sono diventati proprietari e che hanno convertito la produzione agricola in coltivazioni di fave, carciofi, peperoni e olio extravergine di oliva. Hanno costituito delle cooperative che si occupano di seguire tutte le fasi della produzione secondo il loro motto “la terra è di chi la lavora” ed esportano questi prodotti su tutto il territorio nazionale spagnolo. Tutti gli abitanti di Marinaleda ricevono lo stesso salario: 1200 euro al mese per trentacinque ore lavorative. Non tutti lavorano la terra le stesse ore, per via dei prodotti coltivati, che hanno mesi di piena e di bassa stagione. Tuttavia, il lavoro viene garantito a tutti con un metodo 'rotatorio', secondo la logica: “Lavorare meno e lavorare tutti”. Qui iniziano a nascere le domande su come funzioni realmente il sistema di Marinaleda, poiché non si tratta di un lavoro costante nel tempo, bensì di un'attività che ha i suoi alti e bassi e che coinvolge la popolazione 'a periodi', o per cicli. Chiaramente, l’economia si basa anche sui negozi, sui lavori pubblici e le attività sportive. Marinaleda, inoltre, adotta un politica controcorrente per quanto riguarda il sistema edilizio: negli anni del boom che hanno lanciato l’economia spagnola, l'ayuntamento di Marinaleda ha lottizato alcuni terreni su cui si è iniziato a costruire delle case di 90 metri quadrati. I muratori sono gli stessi futuri propretari, i quali pagano un affitto di soli 15 euro al mese. Per poter usufrire di questa vantaggiosa opportunità bisogna risiedere a Marinaleda da almeno 2 anni. Anche le imposte sono molto basse: la mensa è economica e le attività sportive gratuite, non esiste la polizia e le decisioni vengono prese in assemblea tra tutti i cittadini. In realtà, il sistema  economico di Marinaleda non è così semplice: dei 4.2 milioni di entrate annue, il 3,3% sono sovvenzioni, più del 78% del suo bilancio è sostenuto da altre amministrazioni. Il 36,19% va per la spesa del personale, il 31% in varie sovvenzioni e un 17% in inversioni reali (investimenti infrastrutturali, valori immobiliari, introiti derivanti dalle lottizzazioni fondiarie e terriere, ndr). Possiamo quindi affermare che Marinaleda è assolutamente dipendente dal denaro delle altre aminnistrazioni, nonché dai Fondi europei. Inoltre, dei 2645 abitanti lavorativamente attivi, 700 sono segnati al PER (Piano di lavoro rurale), un aiuto all’impiego rurale dell’Andalusia. Per quanto riguarda la costruzione delle case, essa avviene in terreni confiscati e con materiale fornito dalla regione dell’Andalusia. C'è da dire che la percentuale di disoccupati, tra il 2005 e il 2012, è quasi raddoppiata. Il sistema di Marinaleda non sembra esportabile: si basa su sovvenzioni statali e europee di questi ultimi trent’anni e l'amministrazione non ha investito nella creazione di imprese o di nuove attività economiche. Insomma, la tanto decantata 'oasi rossa', in realtà, non esiste, a riprova di come un modello schematicamente socialista di questo genere sconti una staticità di sistema che, pur ponendo la solidarietà cooperativistica al primo posto, senza innovazione, capacità di investimento e un minimo di concorrenza 'liberale' non riesca a evitare quelle cicliche crisi congiunturali che possono coinvolgere tutti i modelli economici presi nel loro insieme. Più che un'oasi, dunque, Marinaleda sembra un'isola assistita. Siamo i primi a criticare gli eccessi 'neoliberisti' di questi ultimi decenni di economia globalizzata, ma forse, nel caso di Marinaleda, siamo di fronte all'eccesso opposto della scarsa autonomia finanziaria, eccessivamente dipendente da aiuti e sovvenzioni, oltreché da una libertà di iniziativa aziendale erroneamente sottostimata per principio.

Per visualizzare il documento del sistema economico di Marinaleda clicca QUI


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