La Ue può finalmente liberarsi dai propri dèmoni senza utilizzare la 'scorciatoia' del cinismo e del giustificazionismo: un’occasione per uscire dalle paludi dell’appiattimento di cui soffre il mondo occidentale, involgarito da una narrazione disumanizzata, dominata da ideologie dogmatiche e subculture ‘chiuse’
Si è discusso di difesa comune dell’Europa, nei giorni scorsi a Londra. Indubbiamente, la situazione lo impone. Ma andrebbe anche affrontato il tema dell'integrazione culturale, della fratellanza tra i popoli, delle affinità e divergenze tra diversità culturali e linguistiche. L’appuntamento ha rappresentato un momento importante di riflessione sulle divaricazioni che si stanno creando con gli Stati Uniti d’America, fino a sfociare in un dibattito pubblico che coinvolge l'intera comunità internazionale. La 'chiave' interpretativa rimane una narrazione populista che parte da mere sensazioni, che non rielabora simboli, che non evoca sensibilità. Un tardo-materialismo che non raggiunge alcuna eleva
tezza metaforica, perdendo umanità nel suo diventare pensiero. Una falsa linearità che, oltre a occultare numerose inesattezze, tradisce, in realtà, un nuovo rapporto con la solitudine degli Usa rispetto a una Ue che oggi ha l’occasione per intraprendere quel 'percorso lungo' di autoriflessione, in grado di trasformare se stessa in un’entità statuale, al contempo federale e unitaria. Questo riuscire a rendere il 'vuoto' un qualcosa di 'esogeno' può ricondurre le opinioni pubbliche nazionali a comprendere e ad apprezzare il grande lavoro che la Ue già svolge da tempo in favore dei giovani, oppure regolamentando vari comparti e settori, al fine di rilanciare una cultura 'aperta' e una società solidale, maggiormente disponibile all’incontro con l’Altro in senso sociologico. L'Unione europea può finalmente liberarsi dai propri dèmoni, senza utilizzare la 'scorciatoia' del cinismo e del giustificazionismo. Un’occasione per uscire anche dalle 'paludi' della demagogia di cui soffre, in questi anni, il mondo occidentale, involgarito da una realtà maleducata e disumanizzata, dominata da ideologie dogmatiche e subculture 'chiuse'. Tutte incrostazioni e retaggi che rendono ormai palese la necessità di aprirsi al confronto con il mondo, nella fondatezza circa il bisogno di nuove culture dell’incontro e dello scambio culturale. L’urgenza, in fondo, di una più moderna 'società aperta'.
