Una rappresentazione solida, ben strutturata, da teatro comico-brillante di ottimo livello. La traccia, anche in questo caso, è quella ‘orwelliana’, ma è presente anche qualche innovativo richiamo alla simpatica visione surreale dei fratelli Cohen. Fugaci e Marchetti hanno modi diversi di vivere e giudicare il mondo, ma a un certo punto si rendono conto di essere ambedue sottomessi da un ‘capo’ dirigista e a un sistema di produzione giunto sulla soglia estrema del proprio delirio consumista. Si ride, si scherza, si riflette intorno ai concetti di responsabilità morale, individuale e collettiva, se cioè sia giusto lasciarsi utilizzare dal sistema sino all’abuso, oppure se non sia meglio ricercare un’esistenza diversa, una miglior qualità di vita. Purtroppo, nessuno è mai così piccolo da riuscire a non fare la differenza. E Fugaci sarà costretto a prenderne atto, cogliendo le ragioni dell’amico Marchetti il quale, alla fine, dopo aver escogitato la migliore delle sue formule di produzione industriale di “oggetti che durano solamente un giorno”, si dimette dalla ditta in virtù della propria recuperata dignità intellettuale e umana. Una rappresentazione brillante, insomma, sia nel senso del genere, sia nei termini di un giudizio critico complessivo. Gustoso.