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27 Settembre 2021

Alla scoperta della Otranto medievale

di Serena Di Giovanni
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Alla scoperta della Otranto medievale

Una passeggiata alla riscoperta dei monumenti pittorici e architettonici risalenti all’alto Medioevo della penisola salentina, che ci ricordano come anche le nostre località più piccole siano veri e propri ‘scrigni’ di originalità storica, artistica ed estetica  

Per molti le vacanze estive sono giunte al termine. Pochi fortunati, invece, potranno ancora godere di qualche giorno di relax prima della ripresa delle attività autunnali. Bene: se siete in Puglia, in particolare nei pressi di Otranto (Le), concedetevi un’escursione in città: non ve ne pentirete. Se poi amate l’arte medievale, in particolare, scoprirete una serie di monumenti pittorici e architettonici che vale la pena approfondire. Di seguito, vi daremo alcune coordinate per poter leggere meglio quello che si presenta davanti ai vostri occhi.
Iniziamo con la bellissima chiesa di San Pietro, ubicata su una piccola altura nel centro di Otranto e autentico gioiello della Puglia medievale. Tanto essenziale nei suoi elementi architettonici esterni, quanto ricca al suo interno, la chiesa conserva ancora dei dipinti murali il cui stile riflette momenti cronologici differenti. Particolarmente interessanti sono gli affreschi con l'Ultima Cena, la Lavanda dei piedi e il Tradimento di Giuda, che la critica ha variamente ascritto ai secoli XIV (Bertaux, 1903), XII (Prandi, 1964), IX-X (Belting, 1974; Guillou, 1974) e seconda metà del X (Falla Castelfranchi, 1991) e che Safran e Pace hanno connesso con opere 'cappadoce' del tardo X secolo, con possibilità di confronti stilistici e paleografici insieme ad affreschi di chiese salentine (cripta delle Ss. Marina e Cristina a Carpignano Salentino; cripta di Santo Stefano a Vaste, frazione di Poggiardo, per gli strati più antichi; chiesa di Casaranello presso Casarano). Confronti, questi, Otranto_6.jpgche condurrebbero a restituire le pitture alla mano di maestranze italomeridionali aggiornate sulle iconografie bizantine e attive tra i secoli X-XI. La datazione ‘alta’ (non oltre la fine del X, inizi XI secolo) delle pitture convince abbastanza. Nell'Ultima Cena, inoltre, il drappo annodato e l’elemento architettonico sullo sfondo denunciano l'uso di un repertorio classico simile a quello che si vede in alcune miniature di epoca carolingia, in particolare negli Evangeli di Saint-Médard a Soissons, dove si vede lo stesso motivo del nastro intrecciato su uno sfondo architettonico di impronta antichizzante.
Nel piccolo edificio a croce greca si conservano altri affreschi con scene della vita di Cristo e della Genesi. Per questi dipinti sono state proposte diverse datazioni: XII secolo (Prandi, 1964; Guillou, 1974), primo quarto del sec. XIV (Pace, 1989) o ancora il tardo sec. XII (Wharton, 1988). Negli anni ’90 del secolo scorso, Falla Castelfranchi e Safran vi hanno individuato stili differenti, collocabili entro la seconda metà del secolo XIII (Falla Castelfranchi, 1991; Safran, 1992). Contestualmente, sono stati individuati confronti con opere bizantine del XIII secolo (Safran, 1992).
Una volta visitata la piccola San Pietro, potrete dirigervi verso la cattedrale, che si trova a pochi passi da lì. Dedicato alla Vergine, l’edificio fu verosimilmente fondato dopo la conquista Normanna, intorno al 1080. Nel corso del XII secolo avvennero alcune trasformazioni, che dovettero concludersi con la realizzazione del magnifico pavimento musivo che si estende nelle tre navate e il transetto.
Il programma della navata centrale prevede un grande albero della vita, elefanti, Alessandro Magno in volo con i due grifoni, animali mostruosi, mostri marini, la torre di Babele, episodi del Diluvio universale, le raffigurazioni dei mesi e dello Zodiaco in tondi, la Cacciata dal paradiso, re Artù a cavallo di un capro, Caino e Abele, Adamo ed Eva, re Salomone e la regina di Saba, Sansone, il profeta Giona. La decorazione della navata destra è poco conservata, mentre nella sinistra si vede la raffigurazione dell'Inferno, di Satana, delle torture inflitte ai dannati, oltreché del paradiso. Fonti occidentali, bizantine e arabe sarebbero alla base del programma iconografico: dai vangeli apocrifi al Physiologus latino, dal RomanzoOtranto_3.jpg di Alessandro dello pseudo-Callistene alla leggenda di re Artù. Conosciamo anche il nome dell'esecutore, Pantalone, che lo eseguì verosimilmente tra il 1163 e il 1165. La plastica architettonica della cripta a sala della cattedrale di Otranto (XI secolo) è meno studiata del bellissimo mosaico pavimentale che riveste la cattedrale. Tuttavia, i capitelli sono stati analizzati da diversi studiosi, che li hanno riferiti inizialmente all’epoca della costruzione della cripta, mentre J. Raspi Serra ha poi riconosciuto alcuni materiali di spoglio reimpiegati appartenenti a età diverse: tardoromana, paleocristiana e bizantina.
Secondo Pina Belli D'Elia non è improbabile che molti dei capitelli siano stati realizzati da una maestranza di lapicidi locali, attivi sotto la guida di maestri di educazione bizantina. Negli anni ‘80 del secolo scorso, Pasquale C. Vergara ha quindi dedicato un articolo alla plastica architettonica di ‘spoglio’, tentandone una classificazione più estesa. I capitelli figurati sono particolarmente interessanti. Tra tutti, colpiscono l’esemplare protoromanico ‘delle aquile’ e quello con quattro curiose figure umane, una femminile e tre maschili.

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