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29 Settembre 2020

Il Natale di 'We Are' al confine turco-siriano

di Domenico Letizia
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Grazie alla Onlus bolognese, siamo riusciti a raggiungere il fronte di una guerra che sembra non avere più fine, in cui sono i civili, soprattutto donne e bambini, a pagare il prezzo più alto

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Natale con le donne e gli orfani siriani per i volontari dell’associazione ‘We Are’ di Bologna. Il presidente, Enrico Vandini e i volontari Lorella Morandi, Firas Mourad, Carolina Lucchese e Alice Bandini sono stati, dal 23 al 26 dicembre scorso, presso la città di Kilis, ubicata al confine con la Siria in guerra. Scopo della missione: sostenere i bambini siriani che hanno perso casa e famiglia a causa del conflitto e che, attualmente, vivono presso una casa famiglia gestita da una Fondazione: la ‘Fatih Sultan Demegi’, diretta dal siriano, Abdulgani Alchawakh. La struttura della Fatih Sultan Demegi è nata nel 2014 e, attualmente, è composta da più di 60 bambini e da un numero di famiglie che varia tra le 15 e le 20 unità. Famiglie le quali hanno perso, tutte, il loro capofamiglia, durante il conflitto o nelle carceri di Assad. La comunità è divisa in appartamenti separati all'interno di uno stesso palazzo, dove le varie unità familiari di madri e bambini vivono. Gli attivisti siriani della Fondazione, graLa_volontaria_Carolina_Lucchese.jpgzie anche all'aiuto della Onlus ‘We Are’, sono riusciti ad avviare anche un circuito lavorativo per alcune delle donne ospitate. Nella struttura vi è un laboratorio di cucito, in cui vengono prodotti lavori in tessuto, camicie, vestiti per donne e per bambini, maglie per uomo e viene insegnato, alla donne interessate, l’arte del cucito. La vendita di tali prodotti avviene attraverso un circuito che possiamo definire di ‘economica circolare’: alcune aziende turche commissionano gli acquisti, mentre i dirigenti della struttura si occupano della manifattura, delle procedure burocratiche e della produzione. Gli incassi di tali lavori vengono poi riutilizzati per le esigenze e le problematiche della Fondazione stessa. In Turchia, innumerevoli siriani si sono ben integrati nei meccanismi istituzionali, sociali e lavorativi. E sono in molti a tentare semplicemente di andare avanti, nonostante tutte le difficoltà e la tristezza di vedere la propria nazione rasa al suolo. Kilis è una città di quasi 200 mila abitanti, di cui 110 mila sono siriani. Tale concentrazione multietnica ha permesso una quasi totale integrazione con la comunità turca locale. Per i siriani rifugiati in Turchia è possibile anche avviare un processo burocratico per richiedere la cittadinanza turca, una volta soddisfatti alcuni requisiti legati alle procedure di controllo sul lavoro e sull'integrazione con la comunità locale. Qualche anno fa, l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Ra’ad al Hussein, nel suo report annuale ha dichiarato, senza mezzi termini, che il regime di Damasco ha programmato, in Siria, un’altra “apocalisse, con la complicità dei Paesi alleati, Russia e in Iran in particolare”. Le forze governative siriane e le milizie fedeli al regime Shabiha si sono macchiate entrambe di gravi crimini di guerra e, ancora oggi, non è del tutto chiaro quali siano i numeri reali di quello che viene definito il ‘genocidio siriano’. Sempre alcuni anni fa, le Nazioni Unite hanno elaborato un secondo preoccupante ‘report’, in cui si analizzava la gravità della situazione: "La Commissione ha trovato fondati motivi per ritenere che le forze governative e gli Shabiha abbiamo commesso omicidi e torture, gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale, inclusi omicidi illegali, arresti e detenzioni arbitrarie, violenze sessuali, attacchi indiscriminati, saccheggi e distruzione di proprietà private". Questo è quanto si legge nel documento, che fa piena luce sullo scenario della guerra siriana.
Grazie al lavoro di ‘We Are’ sono previsti due progetti nel corso del prossimo 2020. Il presidente della Onlus, Enrico Vandini, ha dichiarato:Il_presidente_di_We_Are_Enrico_Vandini.jpg "Stiamo creando un ambulatorio psicologico presidiato da due medici specializzati, che avranno il compito di trattare circa 360 pazienti all'anno. Il progetto avrà una durata di 24 mesi. La durata di ogni seduta sarà di 30 minuti e l’età dei bambini coinvolti andrà dai 5 ai 18 anni, mentre per le donne andrà dai 18 ai 60. Inoltre, durante la nostra missione di Natale abbiamo inaugurato una palestra e una ludoteca presso i locali della Fondazione, grazie a un finanziamento del ‘Rotary’ di Bologna".
Il direttore della Fondazione di Kilis, Abdulgani Alchawakh, già ‘ospite’ delle carceri di Assad, ha descritto tutte le problematiche che la comunità siriana vive. Nel corso degli ultimi anni, infatti, la città di Kilis è stata oggetto di bombardamenti sia da parte dei terroristi dello Stato islamico, sia da alcune fazioni del Pkk. Il direttore Alchawakh chiede, dunque, all'Europa un vero sostegno per il ripristino dei diritti fondamentali e una campagna di informazione seria per i cittadini europei. Alchawakh, in occasione della missione, ha dichiarato: "Sono stato un ospite delle carceri siriane di Assad per un anno e mezzo. Ho vissuto nei sotterranei di una prigione presente all’interno di un palazzo del governo ad Aleppo. La struttura è denominata: ‘Prigione Palestina’. Lì ho subìto una continua violazione della mia dignità come essere umano. Su di me e sui miei compagni di cella - nella nostra cella eravamo circa una quarantina - abbiamo vissuto forme di tortura come la privazione del sonno. Ed eravamo costretti a defecare addosso ai nostri compagni di cella. Non avevamo nessun contatto con i legali. In Siria chi è in carcere non ha il diritto alla difesa e, dopo 5 mesi di carcere, non avevo ancora idea del perché della mia presenza all’interno della struttura. Chi viveva peggio di me erano i miei parenti. Essi non potevano chiedere di me alle autorità locali: il solo chiedere, il solo pretendere di visitare e conoscere le mie condizioni poteva generare anche il loro arresto. Ho visto alcuni miei compagni di cella svanire nel nulla e non ricomparire mai più. Molti siriani, anche qui in Turchia, hanno paura, poiché l’unico strumento delle istituzioni di Assad che funziona impeccabilmente è quello della repressione e dei servizi segreti. In Siria, chi non è d’accordo con le idee di Assad, viene zittito scomparendo nel nulla, o divenendo ospite perenne delle patrie galere".
Nella città di Kilis, come in tutta la Siria, in questa guerra che sembra non avere più fine, sono sempre i civili, soprattutto donne e bambini, a pagare il prezzo più alto. Per molti di loro, la Turchia è il futuro, ma sono tantissimi coloro che vorrebbero semplicemente ritornare nella propria amata patria. Grazie alla Onlus ‘We Are’, la vita lungo il confine turco è divenuta meno traumatica e i bambini della Fondazione vengono seguiti costantemente, dall'Italia e dai volontari della Onlus bolognese.

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NELLA FOTO QUI SOPRA: I BAMBINI DELLA COMUNITA' SIRIANA DI KILIS

AL CENTRO: IL PRESIDENTE DI 'WE ARE', ENRICO VANDINI E LA VOLONTARIA CAROLINA LUCCHESE

IN APERTURA: IL TEAM DELLA ONLUS BOLOGNESE CON LA FONDAZIONE 'FATIH SULTAN DEMEGI'


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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